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Luzzati, il folletto dell'arte

Matteo Fochessati

Le illustrazioni di Lele Luzzati per le copertine della rivista del Comune “Genova” e per il periodico teatrale “Il Dramma”, diretto da Luciano Ridenti, così come i suoi progetti grafici per l’editoria e i prodotti discografici, se da un lato rimandano al vivace clima di ricerca della Genova del dopoguerra, dall’altro confermano la poliedrica e inesauribile vena creativa dello stesso Luzzati, che di quell’intensa epoca artistica fu uno tra i principali protagonisti. 
La sua copertina per il programma della rappresentazione de Le allegre comari di Windsor, spettacolo che si svolse nel 1949 nei parchi di Nervi e di cui Luzzati curò l’allestimento scenico e i costumi, evoca ad esempio gli esordi della sua collaborazione con la MITA, fondata nel 1926 dal geniale imprenditore Mario Alberto Ponis, con cui Luzzati strinse un intenso sodalizio artistico. Lo stile e l’impianto illustrativo di questa illustrazione rimandano infatti alla freschezza e alla libertà espressiva dei suoi studi per i tessuti della MITA, ma anche alla dimensione fiabesca del grande pannello, raffigurante una “coreografia romantica”, commissionatogli lo stesso anno per la Sala di lettura e di scrittura di prima classe del Conte Biancamano da Gustavo Pulitzer Finali. 
E fu proprio grazie alle sue molteplici creazioni (arazzi, tessuti stampati, pannelli e foulard) per la manifattura nerviese che Luzzati entrò in contatto con l’architetto navale triestino il quale, da poco trasferitosi a Genova, gli affidò anche l’incarico di decorare con una pittura murale la sua casa studio nel Palazzo Balbi Senarega, attuale sede della Scuola di scienze umanistiche. 
Negli stessi anni Luzzati realizzò, attraverso la collaborazione con Alessandro Fersen, le scene e i costumi per alcune importanti spettacoli della Compagnia del Teatro Ebraico, di cui illustrò pure i manifesti promozionali. All’immaginario ebraico afferiscono peraltro molte altre sue creazioni grafiche, soprattutto nel campo dell’editoria per l’infanzia, come testimoniato dalla collaborazione all’Israel dei Bambini, edito dalla Giuntina di Firenze. 
Sempre in ambito teatrale, non si può non citare il manifesto del 1958 per La borsa di Arlecchino, all’epoca una delle realtà più interessanti a Genova nel campo dello spettacolo. 
Altrettanto significativa fu la sua collaborazione come scenografo con la Compagnia dei Quattro per i cui spettacoli realizzò diversi manifesti caratterizzati da strepitose composizioni verbo-visive: un’impostazione grafica che connotò anche le sue successive affiches teatrali, in un percorso creativo culminante con la plastica e incisiva dominante rosso fuoco del manifesto per l’Ubu Re di Alfred Jarry, messo in scena nel 1975 al Teatro della Tosse con la regia di Tonino Conte.  
Anche se più volte Luzzati affermò che la sua principale professione era quella di scenografo - in realtà di solito amava definirsi, semplicemente, artigiano - la sua attività grafica non si è limitata ai manifesti di promozione teatrale. Ogni campo di intervento della sua variegata produzione ha offerto spunti espressivi alla sua creatività e alla sua peculiare inclinazione a riproporre in infinite variazioni tematiche il suo magico e incantato universo artistico. E così, accanto ai manifesti, ai libri illustrati, alle copertine dei dischi, troviamo le edizioni d’arte, le tavole pubblicitarie, le carte da gioco e i tarocchi, i calendari e i cartoncini d’invito. 
Anche il più piccolo angolo del mondo attraversato da Luzzati è stato dunque tramutato dalla creatività di questo folletto dell’arte che con un gesto, come nelle fiabe, era infatti in grado di imporre luce e colore a tutte le cose. 

 

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